Suff Daddy – The Gin Diares

 


Bentornati ai fantastici primi anni ’80. Bentornati nell’estate di una Monte Carlo, un Monte Argentario o una Capri su una Carrera 911 del ’78: il porto assolato con miriadi di barche e velieri, i vacanzieri benestanti in camicia azzurra, bermuda (o pantaloni rigorosamente a zampa d’elefante) & mocassini, i volti abbronzati con i loro baffi alla Starsky & Hutch, ben coperti dai loro Persol: insomma, applicate un filtro da Polaroid stile instantea che qui ritorniamo alla bella vita.

Perché quello che Suff Daddy nel suo album The Gin Diares (2010) ha fatto non sono dei semplici samples, ma delle macchine del tempo. Se volete uscire dalle noie del lavoro, dell’università o della famiglia, se volete prendervi un momento per voi stessi magari baciati da un sole torrido, ecco l’istruzioni d’uso: questo disco e un tumbler alto, rigorosamente Tanqueray London Dry Gin in una Schweppes tonica classica (o un Tanqueray Rangpur & Fever Tree per i giovani) con tanto di scorza di lime e tanto, tanto ghiaccio. L’essenza del disco è infatti questa, la smoothness –tanto per dirvela in modo figo- ossia il rilassarsi, un sound identificabile nel sampling di un Soul vintage, nelle classiche melodie RnB ricordate dal nostalgico crepitio del vinile. Il beat producer tedesco ha parlato delle 13 traccie come “istantee” della propria vita, una beat novel fatta di –ecco il perché del nome diares– brevissime storielle: testi semplici e puliti, che parlano di esperienza autobiografiche di amori perduti (Worst Case Scenario), ma anche di viaggi (Vienna), inclinazioni personali (Özdemir) o gastronomiche (Konnopke). L’album vanta anche una certa sensibilità Jazz (Jimmy Jazz) che si miscela alle sonorità della breakbeat sino alla Golden Era del Hip Hop (4 My Holiks pare quasi uscita dal mano di un DJ Premier sulla traccia Silhouettes di Dick Walter). Ma motivo di vanto potrebbe essere anche le collaborazioni che hanno strutturato quest’album, tutte di casa MPM e tanto per farvi un esempio: Miles Bonny (5 O’Clock Suff) o Fleur Hearth (Oh Bebe), considerata da molti una sorta di Lauren Hill tedesca.

Insomma, avete il perfetto drink miscelato in pari dosi di Jazz, Soul, Funk, Disco con una guarnizione del più genuino Hip Hop dei ’90.

Serve altro ? Beh sì, la copertina con quella Porsche sul vialetto di una villa toscana è proprio la ciliegina (sulla torta) al maraschino di questo cocktail.


 

 

 

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