Il virtuale come iperreale

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-O sul Simulacro della Realtà-

Continuando nelle mia speculazione linguistica/antropologica sulla comunicazione odierna e sui suoi mezzi, al di là delle forme di media massificate, stasera ho provato a tracciare una fisionomia della comunicazione in un ambito che si trova a metà tra il personale (come mimesi di un diario) e il collettivo (come mimesi di un luogo di incontro) : il social network.

Strumento oggi comune nel nostro quotidiano, le cui implicazioni relative al mutamento della percezione sul reale -permettetemelo- non sono ancora state ben constatate.

Credo di voler racchiudere gli usufruitori dei social network in due categorie:
•coloro che ne usufruiscono solo per riceverne informazioni e notizie, senza ricambiare con l’incentivazione del loro profilo.
•coloro che lo impiegano invece per l’ incentivo che ne traggono per la propria identità nonché conseguentemente come vaglio della norma sociale.

I primi sono quelli che forniscono informazioni personali essenziali, sufficienti a venir riconosciuti nella comunità, affinché possano informarsi sugli altri; i secondi sono coloro che costruiscono una data propria immagine esercitando e facendo esercitare su di essi il consenso altrui.
In qualche modo instaurano un filtro biunivoco di pari valore tra il proprio individualismo e il collettivo: ovvero ognuno detta la norma sociale, si omologano affermando (in modo contraddittorio, ndr.) la propria individualità, cercando cioè di incentivare la propria originalità. Questo è un processo contraddittorio appunto per l’inflazione che l’Io ne ricava: tuttavia non è così avvertito dal utente, in quanto questo tipo di usufruitori è portato a riporre e consolidare la sua presunta identità (evidentemente non ancora strutturatasi nella realtà) in qualcosa di non concreto ed estremamente composito, appiattendo il suo presente: ciò viene cristallizzato senza soluzione di continuità perché dettato da eventi che se avvertiti come unici e degni di condivisione, nient’altro sono vissuti che come prodotti da dare in pasto per mantenere il quorum sociale, i quali per quanto significativi ed importanti nella realtà risultano ormai degradati, necessitando di venir legittimati solo dal virtuale.
Dobbiamo dunque dire che internet, i social media o in un accezione più larghi il Virtuale non solo depauperi il Reale, ma lo assimili, lo consolidi e legittimi.
La trasposizione del consenso sociale nel virtuale fa risultare l’identità a un tempo fluida, dinamica ed aperta ma dal altro, per assurdo, terribilmente superficiale e statica.

«L’astrazione oggi non è più quella della mappa, del doppio, dello specchio o del concetto. La simulazione non è più quella di un territorio, di un essere referenziale o una sostanza. È piuttosto la generazione di modelli di un reale senza origine o realtà: un iperreale. Il territorio non precede più la mappa, né vi sopravvive. […] È la mappa che precede il territorio – precessione dei simulacri – è la mappa che genera il territorio […]. L’età della simulazione comincia con l’eliminazione di tutti i referenti – peggio: con la loro resurrezione artificiale in un sistema di segni, che sono una materia più duttile dei significati perché si prestano a qualsiasi sistema di equilvalenza, a ogni opposizione binaria, e a qualsiasi algebra combinatoria. Non è più una questione di imitazione, né di duplicazione o di parodia. È piuttosto una questione di sostituzione del reale con segni del reale; cioè un’operazione di cancellazione di ogni processo reale attraverso il suo doppio operazionale. […] sarà un iperreale, al riparo da ogni distinzione tra reale e immaginario, che lascia spazio solo per la ricorrenza di modelli e per la generazione simulata di differenze.»

(Simulacres et simulation)
Jean Baudrillard


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