Vita, morte e miracoli del Dottor Angostura


Sappiamo che la disciplina della mixologist è un mondo fatto di fascino e mistero, di una sapienza alchemica segreta volta alla quintessenza del piacere; e sappiamo come questo fascino si rifletta sia sul prodotto finito -il cocktail-, ma anche sulle materie prime -le stesse bottiglie- che con le loro etichette sono portavoce di conoscenze sommerse, difficilmente riproducibili e per questo in qualche maniera uniche. Il bitter Angostura ne è un grande esempio.

Chi mai, in attesa del proprio cocktail, rimanendo incantato dalla maestria di un bravo barman dietro il suo bancone, non è anche rimasto stregato dal imponenza della bottiglieria alle sue spalle? Una miriade di bottiglie diverse, con nomi esotici o duri, talvolta impronunciabili, di ogni forma e colore, tanto da far rimanere colpito un non-addetto ai lavori per il potenziale impiego di così differenti prodotti. Tra queste bottiglie, all’occhio più esperto, sarà capitato di notare -talvolta alla base di questa bottigliera, talvolta sul bancone stesso- una singolare bottiglietta dal tappo giallo, completamente avvolta in un’etichetta chiaramente troppo grande, scritta con carattere minuscoli e troppo fitti da esser letti se non in mano: è il bitter Angostura. Viene utilizzata a gocce in svariati cocktail quali Old Fashioned, Manhattan, Planter’s Punch, Singapore Sling o John Collins, controbilanciando le componenti più dolci o piatte di questi. Ma cosa racchiude di così prezioso tanto da venir utilizzato a gocce ?

Innanzitutto occorre dire che l’Angostura non si può considerare un amaro. Per amaro in breve si intende un infuso idroalcolico di erbe e spezie con una percentuale di zucchero ridotta rispetto ai liquori, dai sentori netti di aloe, china, genziana, ginger, o sui generis droghe vegetali dal gusto appunto amaro (non l’avresti detto eh?), con un gradazione alcolica non inferiore al 15%. Per bitter però, più nello specifico, occorre andare a vedere nella sua storia, relativamente più recente rispetto a quella degli amari stessi: siamo nel ‘800, ben dopo l’avvento di personalità come Caterina de Medici o di frati benedettini o monaci di Chartreuse. Farmacisti e medici elaborano rimedi ad ampio spettro, coadiuvanti e tonici, composti di erbe segrete e personali al fine di curare qualsiasi indisposizione. A differenza degli amari stessi, i bitter hanno un elevato grado alcolico, solitamente commercializzati in bottigliette da 20cl, fortemente aromatizzate tanto da avere un uso posologico. Johann Gottlieb Benjamin Siegert erano un medico tedesco di origine prussiana, che lasciò la sua patria nel 1820 alla volta del Sud America, al seguito di Simon Bolivar, padre del Venezuela avverso al trono di Spagna. Siegert fu nominato da questo chirurgo generale del ospedale militare di Angostura, città di capitale importanza per il Venezuela perché primo porto per gli snodi commerciali presenti, seppure sorta sulla riva del Orinico, fiume dotato di un angusto ingresso ( da qui il nome, ndr. -mi sento un po’ Capitan Ovvio-). Dopo quattro anni alle prese con soldati e marinai affetti da gravi disturbi ed infezioni intestinali nonché febbri e mal di mare, avendo studiato le erbe e piante tropicali e condotto vari tentativi, il dottore riesce a mettere appunto una miscela ancor’oggi segreta a base di rum ed erbe, tra cui spicca la corteccia (oggi si usa l’estratto, poiché la corteccia era spesso contaminata di Strychnos nux-vomica) di Casparia Febrifuga, con l’aggiunta di spezie come chiodi di garofano, radice di genziana, cardamomo, china ed estratto di scorza di arancia amara.


Dr, Siegert

Cusparia Febrifuga

Il bitter viene detto “Amargo Aromatico“, seppure verrà chiamato da lì a poco propriamente Angostura in virtù del passaparola che ne fecero i marinai che lo imbarcarono sulle navi di tutto il mondo come rimedio medicinale. Siegert nel 1830 commercializza il suo medicinale in Inghilterra, dove la marina inglese, la Royal Navy, inizia a stemperare il suo gusto amaro con un altro rimedio caro agli inglesi per le sue proprietà antisettiche, febbrifughe, toniche e coadiuvanti: il gin Plymouth. Ecco nascere il Pink Gin, cocktail ufficiale della Marina Reale Britannica. Insomma il successo ormai è mondiale, tanto da costringere nel 1850 il dottore a lasciare il suo impiego per dedicarsi a tempo pieno all’enorme richiesta del bitter sino alla sua morte, avvenuta nel 1870.. Vi siete chiesti il perché di un’etichetta così grande per un bottiglia così piccola ? Fu infatti addirittura indetto un concorso per decidere il packing del prodotto, dove due fratelli parteciparono assieme ma lavorando disuniti: uno infatti so occupò della bottiglia, l’altro dell’etichetta, senza preoccuparsi di concordare rispettivamente le dimensioni. Solo quando dovettero presentarsi davanti al giudice di gara si accorsero del madornale errore, che di fatto divenne uno dei suoi grandi punti di forza ed originalità.


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