Anita O’Day – Anita Sings The Most


Una testa dura, un caratterino energico (forse un po’ troppo per le sue esperienze di droga e alcool) ma terribilmente elegante. Anita O’Day da bambina fu sottoposta all’asportazione delle tonsille, in un’operazione che però gli procurò per sbaglio una brutta lesione alle corde vocali: ciò gli impedì di sostenere a lungo i suoni, ma non la scoraggiò nel intraprendere la carriera di cantante jazz.
Uno scat continuo, energico e irrefrenabile per non tenere troppo le note gli sono valse un mirabile virtuosismo tecnico da far invidia alla Fitzgerald. Basandosi su soleggi della be-bop di Parker o di Gillespie, sulla variegate tonalità di Powell o Monk, Anita da prova delle sue doti impareggiabili assieme al trio di Oscar Peterson in questo album: undici tracce dai tempi rapidi, la batteria di John Poole ed una voce che sa esser irrefrenabile ma anche terribilmente seducente.

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