La fabbrica del Consenso


Se ieri sera ci siamo giustamente presentati indignati, in linea con i sentimenti di tutti, verso ciò che è successo nella sede del Charlie Hebdo, stasera rimaniamo allibiti. Non per quanto accaduto ieri, non perché in Nigeria i miliziani integralisti di Boko Haram hanno ucciso oggi più di 2.000 vite umane nella città di Baqa, ormai completamente distrutta; siamo allibiti perché con un meccanismo ormai ben troppo oliato, i mass media italiani hanno minimizzato se non oscurato quanto alimentando quella spirale di isteria verso ciò che si rende necessario far sapere: la minaccia del Isis al Occidente; quella generica, informe Crisi economica; le capricciose richieste dell’Europa.

La Cisgiordania e il genocidio dei Curdi, gli Armeni, Israele e il fosforo bianco in Palestina, la ex-Jugoslavia, la guerra coloniale in Angola e Mozambico, il Darfur, i conflitti in Congo, il dissodamento del Vietnam, Suharto in Indonesia, il genocidio in Timor Est, il genocidio in Cambogia, il genocidio in Ruanda tra Hutu e i Tutsi, il conflitto russo in Ucraina.

Quanto pesa per noi questo fardello (che potrebbe arricchirsi di molti altri eventi) che stentiamo a conoscere, di cui sappiamo poco e niente? Allibiti perché sono eventi che ancor’oggi si perpetuano e di cui nessuno ne parla. Noam Chomsky ben chiarisce perché sia meglio non parlarne.


“Non c’è nessuna preoccupazione da parte del mondo occidentale per le questioni di aggressione, atrocità, abusi sui diritti umani e così via, se c’è un profitto facile.”


“Voglio dire, questo è il modo, oltre la semplice dimostrazione, in cui i media si asserviscono al potere. Intendo dire, che in questo caso hanno una reale complicità nel genocidio. La ragione per cui le atrocità sono andate avanti è perché nessuno sapeva quel che succedeva. Se chiunque avesse saputo i fatti, ci sarebbero state proteste e pressioni per fermarli. Pertanto, sopprimendo i fatti i media hanno dato il contributo maggiore..” Noam Chomsky riguardo al genocidio del Timor.

Un ultimo monito. Un luogo comune che per quanto banale sia, altrettanto si rivela profondo, è ciò che dovremmo sempre tenere a mente: la conoscenza è potere.

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