Dinah Washington – Dinah Washington sings the Blues


Prendete una voce di grande potenza ed espressività; un’infanzia passata nel gospel e nel blues; prendete uno stile di vita stravagante se non eccessivo, con oltre sette matrimoni falliti, amanti in numero spropositato, come spropositati i propri guadagni mandati in fumo tra alcool, droga, gioielli ed auto di lusso; prendete una figura che ha scavalcato i confini stilistici del jazz anticipando la musica soul di Aretha Franklin e Ruth Brown, influenzando con le sue performance decine di artisti da Peggy Lee a Millie Jackson.
Signore e Signori, ecco a voi Dinah Washington.

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Anita O’Day – Anita Sings The Most


Una testa dura, un caratterino energico (forse un po’ troppo per le sue esperienze di droga e alcool) ma terribilmente elegante. Anita O’Day da bambina fu sottoposta all’asportazione delle tonsille, in un’operazione che però gli procurò per sbaglio una brutta lesione alle corde vocali: ciò gli impedì di sostenere a lungo i suoni, ma non la scoraggiò nel intraprendere la carriera di cantante jazz.
Uno scat continuo, energico e irrefrenabile per non tenere troppo le note gli sono valse un mirabile virtuosismo tecnico da far invidia alla Fitzgerald. Basandosi su soleggi della be-bop di Parker o di Gillespie, sulla variegate tonalità di Powell o Monk, Anita da prova delle sue doti impareggiabili assieme al trio di Oscar Peterson in questo album: undici tracce dai tempi rapidi, la batteria di John Poole ed una voce che sa esser irrefrenabile ma anche terribilmente seducente.

Kenny Dorham – Afro-Cuban


Kenny Dorham è un trombettista molto apprezzato tra gli intenditori del settore per la sua capacità di articolare assoli ben costruiti, puliti e senza una nota in più del necessario. Sconosciuto al grande pubblico, ha però firmato la band di Gillespie, il quintetto di Parker, i Jazz Messengers di Blakey e le session di altri grandi nomi quali Mingus e Navarro.

Buona serata a tutti.